mzm.jprmesmkNell’anno pastorale 2001-2002 la Presidenza della CEI ha chiesto a Caritas Italiana – in virtù della sua ampia operatività territoriale a servizio delle Chiese locali e delle Caritas diocesane – di assumere il ruolo di riferimento nazionale per la promozione e la cura delle opere, progetti e servizi caritativi delle Chiese locali. Questa richiesta è stata ribadita dal Consiglio Permanente della CEI (settembre 2006) quando, indicando per gli anni a venire le cinque prioritarie prospettive di lavoro per Caritas Italiana e per le Caritas diocesane, tra esse vi ha inserito anche l’impegno a “curare il rinnovamento della progettazione sociale delle Chiese locali”.
Caritas Italiana ha confermato la propria disponibilità ritenendo che la cura di tutte le progettualità di carità, in risposta ai vari bisogni e quindi anche di quelle legate all’8xmille, potessero essere uno strumento utile a perseguire i suoi fini statutari: la lettura dei bisogni, la formazione e la promozione a sostegno delle Diocesi, la costruzione di reti di opere che siano segno di un modo evangelico di accostare e servire i poveri, l’animazione alla testimonianza comunitaria della carità attraverso le opere di carità nella Chiesa e nel territorio.
Dal punto di vista delle Caritas diocesane, il lavorare per progetti può trovare in questa forma di sostegno finanziario un ulteriore luogo in cui sperimentarsi per proporre esperienze innovative che nascono da una attenta ed appassionata conoscenza della comunità locale ponendo al centro delle attenzioni quella dimensione educativa che costituisce lo specifico della nostra azione di testimonianza della carità.
Alla luce di questa precisazione e nel rispetto della finalità dei fondi ricevuti dalla CEI, i progetti proposti dalla Caritas diocesana della Spezia hanno i seguenti obiettivi:
– vedono come soggetti direttamente coinvolti gli ultimi, le categorie deboli, i “nuovi poveri”;
– sono sperimentali e innovativi in termini di risposta ai bisogni, fortemente promozionali per i destinatari;
– si collocano nella prospettiva dell’animazione pedagogica, puntando all’effettivo coinvolgimento della comunità locale, delle varie componenti ecclesiali e, se possibile, civili;
– danno vita a “opere segno”, che, come ogni altro intervento della Caritas, richiamino al compito di animazione, promozione e testimonianza della carità tutta la comunità cristiana;
– sono formalmente approvati dall’Ordinario Diocesano;
– privilegiano il coinvolgimento delle realtà già presenti ed attive sul territorio, a partire da quelle ecclesiali riconosciute dall’Ordinario Diocesano;
– sono frutto di una progettualità diocesana collocata anche all’interno di uno sguardo che tenga conto del più ampio territorio regionale, legato quindi al cammino ed al lavoro della Delegazione regionale Caritas, a partire dalla valorizzazione dei dati rilevati attraverso i Dossier regionali sulle povertà.

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